Dossier Quadrifoglioverde: Alfa Romeo ARNA, il brutto anatroccolo.

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Verso la fine degli anni ’70, il successo dell’Alfasud è oramai affermato e la scelta dell’azienda di allineare verso l’alto gli allestimenti della “piccola” di Pomigliano, fa salire di segmento il modello lasciando “scoperta” la fascia delle medie-inferiori che occupa circa il 30% del mercato potenziale. L’allora Amministratore Delegato, Corrado Innocenti, ritiene possibile aumentare la capacità produttiva degli stabilimenti Alfasud e proporrre un nuovo modello entry-level che dovrà condividere la maggior quantità possibile di componenti già in produzione Alfasud. A tale proposito ha un’intuizione per il periodo estremamente innovativa: una joint-venture con un costruttore interessato ad aumentare la propria penetrazione nel mercato europeo che avrebbe fornito la carrozzeria. Dopo alcuni incontri con diverse case automobilistiche, l’interesse dimostrato dalla Nissan (che in Europa commercializzava alcuni modelli con marchio Datsun e poco altro e quindi risultava sostanzialmente sconosciuta al grande pubblico), convince tanto da creare una società in comune, appunto, tra le due case automobilistiche: ad Ottobre del 1980 nasce l’A.R.N.A. (Alfa Romeo Nissan Automobili), dalla stimata capacità produttiva di 400.000 auto in 5 anni.

la linea di montaggio del nuovo stabilimento di Pianodardine
la linea di montaggio del nuovo stabilimento di Pianodardine

La produzione viene divisa tra due stabilimenti, quello di Pratola Serra (AV), praticamente imposto a livello politico, dove vengono assemblate le scocche provenienti dal Sol Levante, e quello dell’Alfasud di Pomigliano D’Arco (NA), dove si completa l’assemblaggio.

I risultati dei clinic-test fatti realizzare dall’Alfa Romeo avevano evidenziato la necessità di separare il prodotto ARNA dal normale listino Alfa Romeo,

estratto dal clinic test datato 1982
estratto dal clinic test datato 1982

ma tali indicazioni non vennero seguite appieno anche perchè  il posizionamento (di prezzo) dell’ARNA come naturale sostituta delle Alfasud entry-level forniva forti garanzie di acquisto, anche da parte di clienti NON Alfa Romeo: “complessivamente l’Arna è stata valutata [dal campione intervistato n.d.r.] inferiore all’Alfa 33 ma migliore delle concorrenti e su livelli dell’alfasud 1.2 che è ancora una vettura apprezzata.” (dal clinic test di Febbraio 1983).
La linea dell’utilitaria è razionale ma viene considerata troppo asiatica nonostante le modifiche italiane per distinguerla dalla Nissan “Cherry”; in seguito si ritenne che sarebbero potuti bastare semplici accorgimenti (proiettori trapezoidali, paraurti parzialmente in tinta carrozzeria) per rendere l’auto più vicina alle reali aspettative della clientela Alfa.

l'Arna vista da Zagato: paraurti in tinta, copricerchi ampi e linea più "moderna"
l’Arna vista da Zagato: paraurti in tinta, copricerchi ampi e linea più “moderna”

Addirittura la Zagato di Milano realizzò un’elaborazione dell’Arna sottoponendola al comitato prodotto Alfa Romeo per la realizzazione di una piccola serie, era l’Ottobre 1985 e l’Arna Zagato rimase solo un’idea.

Altro grande problema dell’Arna fu il costo dei lamierati giapponesi che dal 1980 all’84 salì di circa 4 volte, annullando, di fatto, il risparmio di denaro che l’acquisto di una scocca già progettata aveva garantito. La campagna pubblicitaria, che rimarrà nella storia come una delle meno azzeccate  del secolo,

uno dei claim pubblicitari
uno dei claim pubblicitari

poneva l’accento sui pregi della vettura: innanzitutto il prezzo: costava di listino come una Fiat Uno ma offriva soluzioni tecniche d’avanguardia ed una invidiabile qualità costruttiva. Il brillante propulsore da 1200 cmc di cilindrata e 63 cavalli permetteva, alla piccola italo-giapponese, di toccare i 150 km/h tutto sommato in economia; ad esso era abbinata una tenuta di strada veramente Alfa Romeo dovuta sia al collaudato avantreno mcpherson, identico a quello che verrà poi utilizzato sull’Alfa 33, che al retrotreno a bracci indipendenti di progettazione Nissan. La scocca, inoltre, godeva di una resistenza alla corrosione quasi sconosciuta nelle produzioni europee. In una sua intervista, l’ing. Chirico, famoso progettista Alfa Romeo, racconta che, al termine della produzione, l’Alfa mise in vendita le ultime 10-15.000 Arna con uno sconto di oltre il 10%, ein barba a tutti i discorsi sull’estetica della macchina”, i magazzini vennero svuotati in un paio di settimane. A tutto il 1987 vengono costruite, compresi tutti i modelli, un totale di 51111 Alfa Romeo ARNA e 7783 Nissan Cherry Europe.

una Arna SL Rosso Veneziano
una Arna SL Rosso Veneziano

Dal punto di vista collezionistico l’Arna non è certo un’auto diffusa, tutte le versioni sono rare ma rarissima è la versione TI dotata del 1300 da 86 cavalli. Un esemplare in buone condizioni può valere massimo 2000 euro (2500/3000 per la TI) ma bisogna fare attenzione ad eventuali difetti di carrozzeria o comunque di componenti non condivisi dalle alfasud o alfa 33. Il parabrezza dell’Arna, per esempio, è difficilissimo da trovare e costa all’incirca 300 euro, contro i 100 di quello per una normale Alfasud.

Marco Pitzolu

Nato a Roma nel 1978 da una famiglia di origini Sarde è appassionato di Alfa Romeo e di motori in generale. Sposato e con due figli, vive a Padova dove, tra un motore e l'altro, presta servizio presso la Squadra Volante della Questura di Padova. Ha avuto il privilegio di guidare molte delle auto in dotazione alla Polizia negli ultimi anni; tra le ultime una potente Alfa Romeo 159 2.4 JTDM.

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